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La comunicazione della politica durante la crisi coronavirus

   Vediamo se la comunicazione della politica durante la crisi coronavirus ha saputo plasmarsi, per adattarsi ai problemi emergenti o, al contrario, se non è stata in grado di affrontare efficacemente la situazione in atto.

  Non è certo facile gestire una pandemia e filtrare la comunicazione in modo ottimale affinché tutti si coordinino e abbiano idea di ciò che sta accadendo, senza provocare panico e allarmismo.

I precedenti

  Un’emergenza sanitaria come quella che si è verificata in questo momento storico ha dei precedenti che si collocano però in una realtà molto diversa da quella che abbiamo oggi.

  Quando è esplosa l’influenza spagnola (pandemia storicamente più vicina a noi) era il 1918 e i mezzi a disposizione per la circolazione delle notizie erano molto diversi.

  Gli strumenti per comunicare erano pochi e più facilmente sorvegliabili dai governi. C’era, dunque, un maggiore controllo nella gestione delle informazioni. La tendenza era, addirittura, ad essere troppo restrittivi, evitando una diffusione precisa dei dati, con l’idea di evitare il panico.

Comunicazione virale

  Oggi siamo nell’epoca della comunicazione virale, dove ognuno dice la sua e si fa fatica a distinguere la realtà dalle fake news. Tutti si sentono esperti di ogni cosa, pur non avendo competenze in un determinato settore.

  Controllare il flusso delle informazioni, frenare gli allarmismi o anche, al contrario, l’eccessivo ottimismo di chi sottovaluta delle situazioni, non è facile.

  Soffermandoci su come la comunicazione della politica durante la crisi coronavirus ha risposto all’emergenza in atto, rimangono molti punti interrogativi.

  Tutti pensano di avere ragione e, a quanto pare, manca una forza solida che riesca a far valere la propria voce e ad essere credibile fuori da ogni dubbio.

  La colpa è della politica stessa che, negli anni, con i suoi comportamenti si è resa inattendibile e ci ha insegnato che, in base al ruolo che ricopri, o al posto che vuoi ottenere o mantenere, le opinioni cambiano. Non che sia sbagliato cambiare opinione, ma lo è se le motivazioni non sono nobili.

I discorsi del Premier Conte

  Il principale mezzo attraverso cui il governo ha comunicato ufficialmente in questa emergenza, sono stati i discorsi del premier Giuseppe Conte.

  Da subito non è stata attuata una strategia di comunicazione di crisi ben programmata, la sensazione è stata quasi come se si stesse improvvisando. Conferenze stampa in diretta spesso trasmesse in orari improbabili, discorsi sensazionalistici, con frasi a effetto ma poca concretezza. Tanti giri di parole e poca sostanza quando si vanno a tirare le somme.

  Si è cercato più di mettere a tacere le possibili critiche usando belle frasi che impostando i discorsi sulla trasparenza delle informazioni e sui dati. Quando si pianifica una comunicazione di crisi, ci sono degli elementi chiave a cui attenersi e quello che è mancato è stato la chiarezza e la coerenza.

  È trasparita l’indecisione sulla strada giusta da intraprendere. In alcuni casi, infatti, provvedimenti presi sono state poi modificati per placare del malcontento ma senza che magari ci fossero i presupposti per farlo in sicurezza. Cosa che ancora di più sta accadendo in questa seconda fase dove i controlli, prima molto rigidi, ora sembrano del tutto scomparsi.

Comunicazione di crisi o politica?

  Se guardiamo la comunicazione della politica durante la crisi coronavirus, sembra che la nostra classe dirigente abbia confuso, in alcuni punti, la comunicazione di crisi e quella politica. Si tratta di due cose molto diverse, con scopi e modalità che non vanno rimescolati.

  La comunicazione politica vuole catturare il pubblico per sopravanzare un avversario, conta emergere puntando a costruire consenso.

  La comunicazione di crisi deve essere empatica ma al contempo dare informazioni certe, non deve sovraccaricare con troppi concetti ma deve selezionarli e spiegarli con dati concreti. Sicuramente quello che è mancato al governo è stata la pianificazione. Chi doveva affrontare la crisi si è trovato impreparato e questo ha portato confusione.

  Troppe voci si sono accalcate: governo, Ministero della Salute, governatori, assessori, sindaci, ognuno con un punto di vista diverso e con la pretesa di avere ragione, a volte scadendo in spettacoli di dubbio gusto e dissonanti rispetto alla tragedia in atto.

  Era necessario che le istituzioni si coordinassero affinché le voci fossero all’unisono e diffondessero unità e sicurezza. Ma la politica ama battibeccare e sfruttare ogni situazione per fare pubblicità al proprio partito, nemmeno una pandemia ha potuto cambiare le priorità.

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