Storia del font Helvetica

Le origini

  Ho pensato di dedicare uno spazio privilegiato a un carattere tipografico che, da ormai più di sessant’anni, mantiene una posizione di primo piano nel mondo della grafica. Sto parlando del font Helvetica, così diffuso da essere costantemente sotto i nostri occhi anche se non ce ne accorgiamo.

  La nascita va fatta risalire al 1957 a Munchenstein, un piccolo comune svizzero, dall’idea di Eduard Hoffmann, proprietario della fonderia tipografica Haas’sche Schriftgiesserei. La situazione dell’attività non era delle più fiorenti, a causa della concorrente H. Berthold AG, la quale, lanciato sul mercato un nuovo carattere, l’Akzidenz Grotesk, stava prendendo sempre più piede. Per correre ai ripari, Hoffmann chiamò il designer Max Miedinger, suo ex collaboratore di cui si fidava particolarmente, e gli commissionò la realizzazione di un nuovo carattere tipografico che potesse sopravanzare quello dei rivali.

  Il risultato fu un font sans serif caratterizzato per una assoluta essenzialità ed eleganza, uno stile neutro che ben poteva adattarsi a un numero elevato e variegato di utilizzi. Il nome assegnato, in questa prima fase della storia di Helvetica, fu Neue Haas Grotesk.

Neue Haas Grotek - Max Miedinger

  Le caratteristiche intrinseche a questo carattere ne garantirono un grande successo in Svizzera. Ma, ben presto, la sua evoluzione ne permetterà una diffusione globale.

Evoluzione e Diffusione

  La svolta che designerà l’affermazione definitiva e mondiale di questo carattere tipografico così versatile, sarà dovuta al tipografo e designer Mike Parker.

  Nel 1961 Parker divenne direttore della Mergenthaler Linotype Company, azienda americana nata nel 1886 e responsabile della commercializzazione della Linotype. Una delle sue prime manovre alla leadership fu quella di adottare il font Neue Haas Grotesk ma con delle modifiche. Affidò, infatti, ad Arthur Ritzel, designer dell’azienda tedesca Stempel, il compito di ridisegnare ed ampliare il carattere tipografico di Miedinger. Terminato il lavoro, il rivisitato font prese il nome di Helvetica, dal latino Helvetia che significa Svizzera, riallacciandosi, quindi, alle sue origini geografiche.

Helvetica

  Appena venne diffuso, il nuovo carattere ebbe un boom incredibile e fu adottato in massa dalle agenzie pubblicitarie che ne fecero il proprio cavallo di battaglia. Cartellonistica, loghi, la grafica di ogni genere fu invasa dal font Helvetica, grazie alla sua estrema leggibilità e la sua capacità di sposarsi bene con qualsiasi realtà senza risultare mai eccessivo o fuori luogo.

  Nel 1984 approda anche nella grafica digitale con il Macintosh di Steave Jobs. E nel 1989 sopravanza lo storico Standard diventando il carattere tipografico ufficiale della cartellonistica stradale di New York. Il successo è ormai incontestabile e dura, senza dare alcun cenno di cedimento, fino ai giorni nostri.

Riconoscimenti

  Nel 2007, anno del cinquantesimo anniversario dalla nascita di Helvetica, sono stati attribuiti al font due importanti riconoscimenti, che attestano ancora di più la sua diffusione e rilevanza.

  A New York, il Museo di Arte Moderna (MoMA) ha adibito uno spazio per una mostra celebrativa.

  Gary Hustwit, invece, ha realizzato un celebre documentario che ripercorre la storia, costantemente in ascesa, di Helvetica e, in generale, parla della grafica e della tipografia e vuole sottolineare quanta importanza hanno i font nella vita di ogni giorno, quanto sono capaci di influenzarci in maniera silente ma efficace.

Alcuni brand famosi che usano Helvetica

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